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18/11/2009 - ACQUA AI PRIVATI: RICORSI IN VISTA

Referendum abrogativi da parte delle associazioni e ricorsi alla Consulta da parte di enti pubblici e Regioni sono stati annunciati pochi minuti dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati del decreto Ronchi che, all’interno di una serie di privatizzazioni di servizi pubblici, prevede la vendita ai privati dei servizi di erogazione dell’acqua. Vincolato dalla fiducia chiesta dal governo, il decreto è stato approvato con 320 voti favorevoli e 270 contrari. Molteplici le reazioni della società civile, ma anche di regioni e comuni oltre che di esponenti dell’opposizione. "Il governo si è bevuto la fiducia dei cittadini" ha detto Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. "Blindando l'acqua nel decreto Ronchi, l'esecutivo ha dimostrato di essere più preoccupato di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità" ha aggiunto, annunciando l’avvio di una campagna di raccolta firme per chiedere un referendum abrogativo sul testo di legge. Secondo il presidente della Conferenza delle Regioni nonché governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani, "ancora una volta, viene meno la collaborazione e il rispetto delle competenze regionali", aggiungendo: "appena il decreto verrà approvato, la Regione Emilia Romagna valuterà tutti i profili costituzionali per decidere quale iniziativa assumere". Secondo il governatore dell'Emilia Romagna, infatti, "siamo di fronte a una forzatura che non convince nel metodo. La prossima settimana assumeremo una posizione nell'ambito della Conferenza delle Regioni". Secondo le associazioni dei consumatori, la liberalizzazione dell'acqua prevista dal decreto peserà sulle tasche degli italiani con aumenti a due cifre, compresi tra il 30 e il 40%. Per il Codacons, ad esempio, "si profila una vera e propria stangata". "Se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perchè il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo il rischio concreto è quello di un aumento medio del 30 per cento delle tariffe dell'acqua". Il Forum dell’Acqua, in una nota diffusa dopo il voto di fiducia della Camera, sottolinea che “Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com'è l'acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione “in house” contrastano con i principi della giurisprudenza europea”. La coalizione di movimenti che si battono per mantenere l’acqua un bene comune si dice “indignata per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell’acqua”. [MZ]


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