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18/11/2009 - FORUM: NON A MERCIFICAZIONE ACQUA

“Il decreto in discussione, la cui conversione in legge non sembra in dubbio dopo che il governo ha posto la fiducia sul voto, definisce la totale privatizzazione dell’acqua a partire dal 1° Gennaio 2012 e trasforma l’acqua da bene comune e diritto a merce; ne sancisce in sintesi la mercificazione a scapito dei cittadini e a beneficio di soggetti privati”: alla MISNA, che lo raggiunge a Roma, Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, non nasconde l’amarezza per l’ultimo atto del governo che porterà alla conversione in legge del decreto 135/09, ma sottolinea la spinta che sempre più impetuosa sta arrivando dal basso per contrastare la volontà dell’esecutivo. “Società civile, comitati cittadini, grandi e piccole organizzazioni – continua Carsetti - stanno unendo in questi giorni i loro sforzi con quelli degli enti locali (Comuni, Provincie e Regioni) per contrastare una iniziativa legislativa che rappresenta un passo indietro e mina alla base uno dei diritti umani fondamentali”. A sostegno delle sue posizioni Carsetti cita anche dati del governo sugli anni seguiti al decreto Galli del 1994 che aprì le porte a una parziale privatizzazione degli enti preposti alla rete idrica: “Da allora – sottolinea il segretario del Forum – le bollette a carico dei cittadini sono aumentate del 61%, mentre gli investimenti infrastrutturali sono diminuiti di due terzi; è la lampante dimostrazione che affidare l’acqua ai privati, sostenendo che lo stato non ha risorse sufficienti per investire nelle nuove opere e nella manutenzione, non rappresenta una soluzione”. Per di più, prosegue Carsetti, una percentuale significativa della popolazione italiana servita da enti a capitale privato non riceve acqua potabile, ed è costretta a pagare per un servizio in realtà non goduto. Secondo il testo all'esame della Camera dei deputati, dal 1° Gennaio 2012 gli enti locali dovranno bandire gare per affidare i servizi di distribuzione e gestione idrica a società private o a società miste pubblico-private in cui i privati detengano non meno del 40% delle quote. “Si tratterà in ogni caso di una svendita ai privati – conclude Carsetti – perché anche nel caso di una presenza di capitale pubblico, attraverso patti parasociali e convenzioni di gestione saranno comunque i privati – il cui obiettivo è generare profitti – a gestire l’acqua destinata ai cittadini”.[GB]


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