FILIPPO E BONIFACIO. BOLLE, SCOMUNICHE E FAKE NEWS

La Bolla “Unam Sanctam”

Le tasse, si sa, sono cosa gradita solo a chi le impone e nel corso dei secoli molti drammatici avvenimenti, spesso sfociati in guerra aperta, sono stati innescati da dispute tra coloro che ritenevano di avere questo diritto. Dispute ai massimi livelli, possiamo aggiungere, come accade al passaggio tra il XIII e il XIV secolo, quando i neonati Stati nazionali e il Papato si scontrano anche su questo importante aspetto della vita politica e amministrativa.  Chi controlla il flusso del denaro controlla uomini e territori e ne determina i destini, lo sanno molto bene il Re di Francia Filippo IV “Il Bello” e il suo competitor Benedetto Caetani alias Papa Bonifacio VIII, che, senza esclusione di colpi, cercano in tutti i modi di far prevalere i rispettivi modi di concepire il rapporto tra la Chiesa e il potere temporale del Sovrano.

Dalla proclamazione del Sacro Romano Impero e per i 5 secoli successivi i Papi di Roma hanno preteso di avere una sorta di “Golden share” sull’investitura di Imperatori e Re in virtù di un compromesso sempre mal digerito dal ramo laico e secolare di questa diarchia e che spesso ha portato a contrasti accesi tra le parti. La vicenda di Enrico IV a Canossa ne è forse l’esempio più eclatante. Il Pontefice ha l’ultima parola sulla nomina di Vescovi e alti prelati in tutta la cristianità e anche questo costituirà un casus belli continuo tra le due fazioni sostenute dai due grandi partiti dei Guelfi e dei Ghibellini che per lungo tempo si daranno battaglia sui campi di tutta Europa.

La statua di Bonifacio VIII realizzata da Arnolfo di Cambio

 

L’inizio del XIV secolo vede uno scenario nuovo. Il Sacro Romano Impero non è più quello del periodo degli Hoenstaufen e il papato non è più quello di Innocenzo III. Nuove realtà nazionali si vanno affermando a scapito delle due istituzioni transnazionali. Sullo scenario europeo si affacciano due nuove entità che inevitabilmente entrano in contrasto prima col papato e poi fra di loro: Francia e Inghilterra. Per la Chiesa di Roma è un periodo piuttosto complicato, caratterizzato da istanze spiritualistiche di rinnovamento e realpolitik. Nel 1294 entra in scena Benedetto Caetani che con modalità assai poco cristiane riesce ad esautorare Celestino V e prenderne il posto col nome di Bonifacio VIII. Benedetto è a capo di una famiglia molto potente, proprietaria di immensi latifondi e feudi, che con il suo pontificato ne aumenterà a dismisura il  potere. Non è proprio il tipo da lasciarsi crescere l’erba sotto i piedi e nemmeno di farsi intimorire dalle pretese di questi monarchi che intendono sottrarre vaste e ricche nazioni al controllo della Chiesa di Roma.

Oltralpe e oltremanica la pensano diversamente: tutto quello che è sul proprio territorio deve essere appannaggio di chi governa, compresi vescovi, sacerdoti e istituzioni ecclesiastiche. Anche loro dovranno essere soggetti all’autorità e alle tasse del Re. Negli ultimi mesi del 1295 Filippo il Bello inizia l’attuazione  pratica di questa nuova politica nei confronti della Chiesa ma  Bonifacio ribatte colpo su colpo e il 5 dicembre 1295 emana la Bolla “Clericis laicos” che proibisce al clero di pagare o concedere alcunché al potere civile e la proibizione al potere civile di imporre tasse ai beni ecclesiastici, pena la scomunica. Filippo il Bello a sua volta risponde con una stretta creditizia, imponendo il blocco dei trasferimenti di oro e argento al di fuori della Francia e bloccando le transazioni finanziarie. E’ solo l’inizio di un braccio di ferro destinato a durare per gli 8 anni successivi.

Roma nel 1300

L’anno 1300 con il primo Giubileo vede Bonifacio VIII all’apice del suo successo e del suo potere personale. Una marea umana proveniente da tutti i luoghi della cristianità si riversa in Roma che in quel momento torna ad essere realmente il centro del mondo. I contrasti con la vicina Francia però non sono terminati, anzi, nel 1301, sostenuto dal parlamento e dall’opinione pubblica d’oltralpe, il re ha ripreso la sua politica fiscale nei confronti del clero, oltretutto Filippo fa arrestare Bernard Saisset, Vescovo di Pamiers, accusato di incitare alla rivolta le regioni della Linguadoca. Per il Papa si tratta di un grave affronto alle prerogative della Chiesa e risponde con la Bolla “Ausculta filii” strapazzando non poco il Re d’oltralpe. Il Papa ha maldigerito il fatto che il sovrano abbia disatteso la bolla del 1295 e gli manda a dire: “Hai turato le tue orecchie e non hai ascoltato le nostre salutari ammonizioni”  ma nonostante ciò gli offre una via d’uscita concedendogli la possibilità di cambiare linea ed vitare cosi la scomunica. Filippo, sdegnato, fa bruciare la bolla originale e ne divulga pubblicamente una versione riveduta e corretta, contenente frasi pesanti e offensive nei confronti del monarca e della nazione francese.

Riesce cosi ad infiammare l’opinione pubblica contro il Papa di Roma accusandolo di voler sottomettere la Francia e il suo popolo.  “Codesta bolla incisa a parole violente mise in convulsione tutta la Francia” scrive Zappasodi nella sua ricostruzione che cosi continua: “Il Re irritato dichiarò a sua volta che mai il Papa di Roma avrebbe tenuta la libera Francia in conto di vassalla della Sede Romana”. La diffusione di fake news per orientare l’opinione pubblica non è certo una novità, nemmeno per quell’epoca, colpisce però l’assonanza con un altro avvenimento epocale per la Francia, quando 570 anni dopo, una missiva del Kaiser Guglielmo a Napoleone III, opportunamente modificata da Bismark, viene data in pasto alla stampa francese innescando di fatto la guerra franco prussiana che porta alla catastrofica sconfitta della Francia e alla caduta del suo imperatore. Il Papa fa anche un’altra mossa: convoca a Roma un Concilio per discutere della situazione francese e per tutta risposta Re Filippo proibisce ai rappresentanti del clero di recarvisi. Il Concilio, sia pur con l’assenza della maggioranza dei delegati francesi, si svolge ugualmente, ma sarà privo di effetti pratici.

Filippo IV “Il Bello”

Trascorre un altro anno e i rapporti tra la Francia e il Papato sono sempre più tesi. La scomunica al re di Francia sembra avvicinarsi sempre di più e l’ultimo passaggio legale e teologico di Bonifacio VIII prima di questa scontata conclusione è un’altra bolla, l’ultima in questo conflitto che vede contrapporsi due opposte visioni del mondo e del potere. Il 18 novembre 1302, dal Laterano, Bonifacio VIII promulga la “Unam Sanctam Ecclesiam” un documento ineccepibile dal punto di vista teologico ma che rappresenta il canto del cigno della Chiesa medievale in grado di fare e disfare re e imperatori. Il suo incipit è uno dei più conosciuti e commentati nella storia degli atti pontifici: “Per imperativo della fede noi siamo costretti a credere ed a ri tenere, che vi è una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica, e noi fermamente la crediamo e professiamo con semplicità, e non c’è né salvezza né remissione dei peccati fuori di lei” e dopo una serie di riferimenti alle sacre scritture che dimostrerebbero l’unicità della Chiesa si arriva a una delle citazioni più celebri, quella delle due spade: “Proprio le parole del vangelo ci insegnano che in questa Chiesa e nella sua potestà ci sono due spade, cioè la spirituale e la temporale, perché, quando gli Apostoli dissero: “Ecco qui due spade” – che significa nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli a parlare – il Signore non rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti . E chi nega che la spada temporale appartenga a Pietro, ha malamente interpretato le parole del Signore, quando dice: “Rimetti la tua spada nel fodero”. Quindi ambedue sono nel potere della Chiesa, la spada spirituale e quella materiale. Però quest’ultima deve essere esercitata in favore della Chiesa, l’altra direttamente dalla Chiesa; la prima dal sacerdote, l’altra dalle mani dei re e dei soldati, ma agli ordini e sotto il controllo del sacerdote. Poi è necessario che una spada sia sotto l’altra e che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale.” Le parole della Bolla sono ben chiare ed esplicite: la Chiesa deve avere sempre l’ultima parola, anche sugli affari terreni.

Come ben sappiamo le cose sono andate diversamente. Nel 1303, anche per liberarsi dell’influenza francese sulla formazione culturale delle classi dirigenti, Bonifacio VIII fonda l’Università di Roma “ La Sapienza” poi, in estate, come di consueto,  per sfuggire a miasmi dell’urbe, Bonifacio VIII torna nella sua Anagni dove il 7 settembre lo attende il suo appuntamento col destino.