IL BOSS GRAFFIA ANCORA. BRUCE SPRINGSTEEN RACCONTA LE FERITE DI MINNEAPOLIS

Musica

Bruce Springsteen

L’UCCISIONE DI RENEE GOOD E ALEX PRETTY  DURANTE LE OPERAZIONI ANTI IMMIGRAZIONE A MINNEAPOLIS, SEGNA UN PUNTO DI NON RITORNO NELLE DINAMICHE SOCIALI E POLITICHE NEGLI STATI UNITI E UNA OSCURA CITTA’  DEL MIDWEST, DI FATTO MILITARIZZATA DAL GOVERNO FEDERALE, SI E’ RITROVATA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE, OGGETTO DI UN DIBATTITO GLOBALE CARATTERIZZATO DA   SDEGNO,  PREOCCUPAZIONE E ANCHE SOSTEGNO, CHE, BISOGNA AMMETTERLO, NON MANCA, ALLE POLITICHE TRUMPIANE, NELL’OPINIONE PUBBLICA MONDIALE. IN TALE CONTESTO UN SIGNORE DI 76 ANNI, BRUCE SPRINGSTEEN, UNA DELLE VOCI ARTISTICHE PIU’ AUTOREVOLI DEGLI ULTIMI DECENNI,  NEL SOLCO TRACCIATO DA ILLUSTRI PREDECESSORI COME WOODY GUTHRIE E PETE SEEGER, SFIDA IL GOVERNO PIU’ POTENTE DEL MONDO RACCONTANDO A MODO SUO LE FERITE DI MINNEAPOLIS.   

di Francesco Cecconi

“I wrote this song on Saturday, recorded it yesterday and released it to you today in response to the state terror being visited on the city of Minneapolis. It’s dedicated to the people of Minneapolis, our innocent immigrant neighbors and in memory of Alex Pretti and Renee Good”.  (Bruce Springsteen)

IL BOSS E’ TORNATO !

Bruce Springsteen, “The Boss”, è tornato ! E’ vero, non siamo più negli anni 60 quando la musica, molto più d tante  parole, era il mezzo più efficace di denuncia degli abusi del Potere e di coinvolgimento delle persone comuni nelle lotte per i diritti civili, ma vedere e ascoltare un signore di 76 anni, che potrebbe tranquillamente godersi i frutti di una  lunga e prospera carriera,  imbracciare la sua chitarra e nel giro di 24 ore comporre, registrare e diffondere  una ballade  che ci riporta indietro nel tempo, è allo stesso tempo preoccupante ed esaltante. Ascoltando “Streets of Minneapolis” non si può fare a meno di provare queste contradditorie sensazioni, derivanti, la prima, dalla spiacevole constatazione di come, nonostante siano trascorsi decenni, il pieno diritto del godimento dei diritti civili è un percorso ancora ben lontano dall’essersi concluso e l’altra dalla constatazione che nonostante la progressiva regressione umana e culturale dell’ultimo decennio, esistono ancora nella società,  a vari livelli, gli anticorpi necessari a combattere questo male oscuro, questo sonno della ragione che ammorba il vivere civile di tanta gente che non si riconosce  e che anzi ne è travolta, nel debordante tsunami di inciviltà, prepotenza e sopraffazione di questi ultimi anni.

IL VIDEO UFFICIALE DI STREETS OF MINNEAPOLIS

 

“WE’LL REMEMBER THE NAMES OF THOSE WHO DIED”

I  morti di Minneapolis costituiscono solo l’ultimo capitolo, per ora,  di un tragico libro che documenta l’inesorabile sfaldamento di un ordine sociale che, sia pure tra molte contraddizioni, dal 1945 in poi, ha consentito, per lo meno in Europa e nei Paesi dell’occidente democratico, un lungo periodo di pace e relativo benessere. Che questo sistema venga messo in discussione, anzi addirittura picconato dall’interno sembrava impensabile, eppure lo stravolgimento che non è riuscito alle ideologie sembra molto ben avviato grazie alle tecnocrazie che riescono a manipolare l’opinione pubblica come mai era accaduto in precedenza. Il dirigismo, se non addirittura lo svuotamento di fatto delle istituzioni democratiche e partecipative, appare ormai come un percorso ben tracciato L’Arte, quando non asservita al potere, ne costituisce uno dei contrappesi più importanti. La musica, soprattutto se ti chiami Bruce Springsteen, ne è la punta di diamante.  Nel corso di un evento di beneficienza nel New Jersey, The Boss  si era già espresso pubblicamente in toni molto duri contro la presenza e le azioni dell’ICE a Minneapolis, mentre la sua avversione nei confronti delle politiche di Trump è nota da tempo.  L’instant song che Springsteen ha dedicato a Minneapolis e ai suoi morti ci ripropone i temi e le atmosfere di “The gosth of Tom Joad” pubblicato nel 1995 e di riflesso la poetica di Steinbeck e le peregrinazioni on the road di Woody Guthrie negli anni 30. Ma se vogliamo trovare un altro parallelo storico che ben si adatta alle vicende attuali, non possiamo non citare quell’ “Ohio” che Crosby, Still, Nash & Young scrissero nel 1970 per ricordare i quattro studenti uccisi nella città di Kent nel maggio di quell’anno, mentre dal punto di vista stilistico la ballata della durata di 4’35” ricorda molto da vicino “Desolation row” di Bob Dylan. Di certo non sarà una canzone a modificare il corso degli eventi, ma una voce autorevole come quella di Springsteen serve quanto meno a dare coraggio e speranza a coloro che si oppongono a questo orrendo stato di cose. 

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