Primo Maggio

TRE PIAZZE, TRE MODI DI INTERPRETARE IL PRIMO MAGGIO. TRE DISTINTE MANIFESTAZIONI, OGNUNA CON LE PROPRIE PECULARITA’, HANNO ANIMATO LE ELEGANTI PIAZZE RINASCIMENTALI DEL CENTRO DI BRESCIA. CGIL-CISL-UIL, SINDACATI DI BASE E ANTAGONISTI E INTERNAZIONALISTI, OGNUNO CON PIU’ DI UNA BUONA FRECCIA AL PROPRIO ARCO, HANNO PROPOSTO DIFFERENTI VISIONI DEL MONDO DEL LAVORO E DELLA SOCIETA’.
di Francesco Cecconi
UNA GIORNATA PARTICOLARE
L’ultimo rapporto ISTAT sullo stato del Paese di cui abbiamo dato conto recentemente anche sul nostro sito, è impietoso anche relativamente al mondo del lavoro, ma questa non è certo una novità rispetto alla quotidianità vissuta dal cittadino italiano medio, semmai ne è la certificazione statistica. Il primo maggio è un giorno di festa e allo stesso tempo di riflessione, ma soprattutto dovrebbe essere un giorno di mobilitazione per difendere i diritti sempre più erosi di chi, pur essendo inserito nel mondo del lavoro si ritrova in situazioni di precariato, pericolo e stipendi che non fanno arrivare alla fine del mese e per dare speranza e prospettive a chi un lavoro lo ha perso e non è mai riuscito a trovarlo. Questa data si può vivere ed interpretare in tanti modi come dimostrano le manifestazioni di Brescia dove la festa dei lavoratori è stata celebrata in luoghi fisicamente non distanti tra loro ma con intenzioni e sensibilità che non possono essere più lontane. Questo è il breve resoconto di una giornata particolare in una provincia del profondo nord.

CGIL-CISL-UIL SEPARATI IN CASA
La rinascimentale ed elegante PIAZZA DELLA LOGGIA oltreché “salotto buono” della città è un luogo simbolo delle lotte sindacali in Italia. Luogo d’incontro dei lavoratori in occasione delle numerose vertenze che hanno coinvolto le maestranze dell’intera provincia di Brescia negli anni del boom economico, la piazza diventa tristemente famosa a livello nazionale il 28 maggio 1974 quando nel corso di una manifestazione sindacale una bomba fascista uccide 8 persone e ne ferisce oltre cento. Una lapide posta nel punto dell’esplosione è muta testimone di quel tragico evento. Il Primo maggio di ogni anno la triplice sindacale CGIL-CISL-UIL riunisce qui iscritti, lavoratori e militanti al termine di un corteo che percorre le strade del centro cittadino. Quest’anno la presenza delle forze dell’ordine è più imponente e visibile del solito. La piazza è già presidiata nei vari punti d’accesso mentre un nutrito numero di motociclisti e auto della Polizia di Stato precede il lungo corteo aperto da un gruppo bandistico che esegue l’inno dei lavoratori. I rappresentanti della CISL aprono il corteo vero e proprio seguiti dai sindacalisti e militanti della UIL. A una decina di metri, quasi a sottolineare fisicamente la distanza sempre più netta con le altre sigle sindacali, segue il corteo nel corteo della CGIL. Un altoparlante che inizia a diffondere le note di “Bella ciao” nella versione dei Modena City Ramblers precede le insegne della FIOM bresciana e a seguire le varie sigle in rappresentanza dei compartimenti lavorativi e dei pensionati. Si sfila insieme ma tenendo le distanze, un po’ come essere separati in casa. In piazza una pattuglia di militanti CISL con tanto di bandiere ha già preso posizione davanti al palco, agli altri non resta che posizionarsi ai lati. Sul palco si alternano sindacalisti e lavoratori che raccontano storie di precariato, cassa integrazione, stipendi inadeguati e mancanza di sicurezza. Storie antiche che fanno riflettere su quanto poco sia stato fatto per la tutela dei lavoratori e del lavoro inteso come bene sociale primario. Quest’anno però un nuovo spettro si aggira nel mondo del lavoro: l’intelligenza artificiale che ha già iniziato a mietere le sue vittime in molti comparti lavorativi e che nei prossimi anni rischia di produrre una vera e propria desertificazione negli uffici, nella logistica e nei luoghi di produzione.

SINDACATI DI BASE E ANTAGONISTI
LARGO TOMMASO FORMENTONE un tempo sede di un mercatino ortofrutticolo all’aperto, è diviso da Piazza della Loggia da dieci metri di strada ma i toni e i contenuti della manifestazione che vi si svolge non potrebbero essere più distanti. In questa piazza il primo maggio viene ricordato dai COBAS, dalla Confederazione Unitaria dei Sindacati di base CUB e da un gruppo di sigle antagoniste che agiscono sul territorio: C.S.A. Magazzino 47, Associazione diritti per tutti, Collettivo Onda studentesca. Il corteo composto da alcune centinaia di persone, segue a distanza quello della triplice, entra in piazza della Loggia quando i primi oratori hanno già iniziato i loro interventi. Sfilano sul lato destro della piazza e si dirigono verso lo spazio loro riservato. Qualche slogan gridato con voce un po’ più alta cerca invano di coprire gli oratori sul palco ma di fatto le due platee si ignorano. Alle rivendicazioni specifiche del mondo del lavoro: salari e sicurezza, si aggiungono quelle per il diritto alla casa, alla sanità pubblica e a trasporti pubblici efficienti. Una enorme bandiera palestinese posata sulla pavimentazione della piazza chiarisce anche il contenuto politico della manifestazione che richiama l’attenzione sulle politiche di riarmo e condanna le politiche aggressive che hanno determinato gli scenari di guerra in Palestina, Libano e Iran.

IL PRIMO MAGGIO INTERNAZIONALISTA
PIAZZA DEL MERCATO dista duecento metri da Piazza della Loggia ed è un altro dei gioielli urbanistici di Brescia. Anche in questo caso la sistemazione della piazza è del periodo rinascimentale. Sulla sinistra un elegante porticato ospita una sala da tè e vari esercizi commerciali dedicati alla ristorazione e termina davanti alla seicentesca chiesa della Madonna del lino. Il lato occidentale della piazza è invece occupato da palazzo Martinengo Palatini elegante edificio settecentesco attuale sede del rettorato dell’Università di Brescia. Il primo maggio questo monumentale lato della piazza si trasforma in un austero proscenio di iconografia comunista d’antan e ospita la celebrazione del “Primo maggio internazionalista” (esplicito il richiamo alla seconda Internazionale di marxiana memoria). Il rosso è il colore dominante. Enormi striscioni di questo colore con slogan che descrivono la guerra, tema principale della manifestazione, come strumento del capitalismo, circondano la piazza. Il corteo, anche in questo caso composto da qualche centinaio di persone, preceduto da un piccolo gruppo di musicisti, è partito in anticipo rispetto agli altri ed ha seguito un percorso diverso. Molti gli stranieri presenti in piazza ma quelle che attirano di più l’attenzione sono le tante persone di una certa età, outfit austero, rigorosamente in giacca e cravatta gli uomini, tailleur per le donne, con fazzoletto rosso nel taschino che seguono con attenzione l’oratore che non si perde dietro a facili slogan ma si dilunga in una elaborata analisi marxista della situazione economica e politica mondiale e, a onor del vero, come avrebbe fatto dati alla mano il buon Karl, non fa sconti a nessuno. Ovviamente al termine dell’intervento, nel silenzio composto degli astanti, il piccolo gruppo di musicisti schierati davanti al palco conclude la manifestazione con le note dell’Internazionale.

BREVE STORIA DELL’INNO DEI LAVORATORI
L’Inno dei lavoratori è una composizione musicale che dal 1886 in poi accompagna le manifestazioni dei lavoratori italiani. Questo brano con sviluppo musicale e refrain decisamente orecchiabili e un testo dai toni esageratamente aulici ha avuto diffusione e popolarità crescenti, quasi a dispetto degli autori che nel corso degli anni sono arrivati quasi a disconoscerne la paternità. L’inno viene commissionato dal giornalista e futuro deputato socialista Costantino Lazzari per l’apertura delle assemblee dell Partito Operaio Italiano progenitore del PSI. La redazione del testo viene affidata al giovane avvocato Filippo Turati che in seguito lo definirà come un peccato poetico di gioventù: ” «Mi han fatto tanti processi per quei versi come eccitanti all’odio di classe. Dovevano invece condannarmi a morte per incitamento al delitto contro la Poesia» ebbe a dichiarare il fondatore del Partito Socialista Italiano. La musica viene invece composta da Amintore Galli cattolico e di indole tutt’altro che rivoluzionaria che per tutto il resto della sua esistenza, temendo e subendo effettivamente ripercussioni in ambito lavorativo e psicologico, pentendosi di questa sua composizione, cerca di mantenere nascosta la paternità di questo inno messo al bando sia dall’Italia liberale che dal fascismo. Nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, una pubblicazione socialista gli attribuisce ufficialmente la paternità della musica e la prefettura di Milano gli impone di ritirare dalla circolazione, a proprie spese, lo spartito dell’inno che inaspettatamente, dopo la Liberazione, trova una nuova popolarità venendo eseguito nelle manifestazioni operaie e della sinistra. Questa composizione, insieme all’Internazionale, accompagna anche il funerale laico di Pietro Nenni che si tiene il 3 gennaio 1980 in Piazza Augusto Imperatore a Roma. Quella che vi proponiamo è l’esecuzione bandistica di ieri in via X Giornate durante l’avvicinamento del corteo a Piazza della Loggia.


