POMPOSA, L’ABBAZIA SUL DELTA DEL PO NATA DALLA REGOLA BENEDETTINA

Luoghi e storia

Abbazia di Pomposa

OGNI TERRITORIO  ITALIANO, PER SECOLI, E’ STATO NEL BENE E NEL MALE  CROCEVIA DELLA GRANDE STORIA. IN ALCUNI LUOGHI L’INTERVENTO UMANO HA PLASMATO IN MANIERA INDELEBILE LA GEOGRAFIA FISICA E UMANA DI INTERI COMPRENSORI. NEL MEDIOEVO L’EDIFICAZIONE DI UN’ABBAZIA PORTA ECONOMIA E SVILUPPO DEL TERRITORIO. NEL VII SECOLO I SEGUACI DELLA REGOLA DI SAN BENEDETTO PRENDONO POSSESSO DELL’INSULA POMPOSIA, LUOGO RIPARATO MA MALSANO NEI PRESSI DEL DELTA DEL GRANDE FIUME E DELLA VIA ROMEA E LO TRASFORMANO GRADUALMENTE IN UN CENTRO IMPORTANTE, UNO DEI LUOGHI DI CULTO E DI PELLEGRINAGGIO PIU’ CONOSCIUTI E FREQUENTATI DELL’ITALIA SETTENTRIONALE. POCO DOPO L’ANNO MILLE UN MONACO STUFO DELL’INSEGNAMENTO APPROSSIMATIVO DEL CANTO GREGORIANO VI INVENTA LA BASE DELLA MODERNA NOTAZIONE MUSICALE. QUESTO E’ UN BREVE RESOCONTO DI UNA VISITA A LUNGO SOGNATA E FINALMENTE REALIZZATA. 

di Francesco Cecconi

LA VIA ROMEA E IL CAMPANILE

La statale 309 (ROMEA), che da Venezia porta a Ravenna, ha ripreso il nome dell’antica via dei pellegrinaggi percorsa dai fedeli provenienti dall’Europa centro orientale diretti a Roma. Segue il profilo costiero della Pianura Padana orientale ed è segnata dalle acque dei grandi fiumi attraversati, Po, Adige, Brenta e dalle innumerevoli canalizzazioni create dall’uomo per salvaguardare i porti fluviali e marini, creare terreni fertili per l’agricoltura e sviluppare una rete di vie d’acqua in grado di collegare i maggiori centri dell’Italia Settentrionale. Dirigendosi verso sud, oltrepassato il grande bosco di Mesola, il campanile dell’Abbazia di Pomposa appare, superando di gran lunga l’altezza degli alberi, sulla corsia di sinistra. E’ alto 48 metri e sta li dal 1063. Una lapide posta alla base dell’edificio ricorda che è stato commissionato sotto la reggenza dell’Abate Mainardo e del Priore Marco e realizzato dal magister Deusdedit. Poggia su una solida base di roccia ma è talmente pesante che nel corso dei secoli si è “trascinato” dietro la chiesa che risulta leggermente inclinata verso il lato dove poggia il campanile.

Il campanile alto 48 metri visto dalla Via Romea

LA GRADUALE TRASFORMAZIONE DELL’INSULA POMPOSIA

Il campanile, pur nella sua imponenza, è solo l’ultimo arrivato visto che i primi insediamenti ad opera dei frati benedettini risalgono al VI-VII secolo. Sempre alla ricerca di luoghi adatti per seguire la regola “ORA ET LABORA” dell’ Ordine Sublacense,  i frati individuarono questo luogo denominato Insula Pomposia protetto su due lati da rami di fiume e il terzo dal mare. Luogo certamente tranquillo e relativamente sicuro per gli standard dell’epoca ma caratterizzato da un ambiente naturale ostile e difficile da gestire. La malaria, malattia endemica delle zone umide, costituiva il principale problema da affrontare. Si resero necessari lunghi ed incessanti lavori e bonifiche del territorio circostante che alla fine produssero uno dei più importanti e longevi  insediamenti monastici dell’Italia Settentrionale. Sotto l’impulso dell’abate San Guido l’insediamento monastico conobbe intorno l’anno mille il suo periodo di maggiore sviluppo.

Interno della chiesa di dedicata a S. Maria

LA CHIESA DI S. MARIA E IL SUO CICLO PITTORICO

La chiesa, dedicata a S. Maria, è in stile romanico. Vi si accede attraverso un porticato a tre arcate. Le classiche tre navate accolgono visitatori e fedeli. Le pareti sono completamente affrescate con dipinti realizzati attorno al 1360 da maestranze bolognesi e riproducono il classico trittico delle sacre scritture: Antico Testamento, Nuovo Testamento e Apocalisse di San Giovanni rappresentate in 108 episodi. Il vero capolavoro pittorico della chiesa è però rappresentato dalle decorazioni dell’abside, dietro l’altare maggiore, realizzato nel 1351 da Vitale da Bologna. Il catino absidale (Cristo in Maestà): al centro domina la figura monumentale di Cristo Pantocratore benedicente, racchiuso all’interno di una mandorla di luce. Con la mano sinistra sorregge il libro della Parola. Ai suoi lati si dispongono la Vergine Maria, san Giovanni Battista, angeli e i santi benedettini, tra cui spiccano il patrono San Guido e l’abate committente Andrea. La fascia mediana (Evangelisti e Dottori della Chiesa): Subito sotto la mandorla sono raffigurati i quattro Evangelisti con i loro rispettivi simboli del Tetramorfo e i quattro Dottori della Chiesa (sant’Ambrogio, san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio Magno). La fascia inferiore (Storie di Sant’Eustachio): Il registro più basso descrive la vita, la conversione e il martirio di Sant’Eustachio, un soggetto insolito scelto per esaltare i valori della fede e del sacrificio. Un cenno particolare merita la pavimentazione, in parte realizzata in stile cosmatesco da maestranze veneziane e in parte in stile bizantino. Attualmente sono in corso, con termine previsto nel mese di ottobre, i lavori di rifacimento dell’illuminazione interna della chiesa che daranno miglior risalto e visibilità ad affreschi e pavimenti.

La lapide con i versi di Paolo Diacono posta a ricordo di Guido d’Arezzo

 UT RE MI FA SOL LA

Posso candidamente ammettere, da consumatore seriale di musica, che il motivo principale della mia a lungo desiderata visita all’Insula Pomposia e la sua abbazia è la figura del frate benedettino camaldolese conosciuto come Guido d’Arezzo, anche se a contendersi i natali, oltre la città toscana, dove effettivamente svolse gran parte della sua attività musicale, sono Ravenna e la vicina Codigoro, Comune in cui insiste il complesso dell’abbazia. Il buon frate Guido può essere a buon titolo considerato come l’antesignano dei musicologi nonché creatore del sistema che gradualmente ha portato alla moderna notazione musicale. Guido arriva in abbazia nell’anno 1013 e gli viene affidato l’incarico dell’insegnamento del canto liturgico ai novizi. Non è un compito semplice. Fino a quel punto i canti liturgici vengono trasmessi ed insegnati oralmente. Il metodo è complesso e i tempi di apprendimento lunghissimi. A questo punto il frate decide di mettere nero su bianco i suoni. Ad ogni simbolo posto in una determinata posizione su un sistema di righe e spazi corrisponde un diverso suono. E’ una vera rivoluzione sia nell’insegnamento che nella diffusione e trasmissione della musica. Ai suoni che oggi conosciamo come note viene successivamente assegnato un nome utilizzando le sillabe iniziali di ciascun emistichio (ciascuna delle due parti in cui un verso viene diviso da una pausa chiamata cesura) della prima strofa dell’inno “Ut queant laxis” di Paolo Diacono per denotare gli intervalli dell’esacordo (porzione di sei note consecutive nella scala musicale):

“UT queant laxis,

  REsonare fibris,

  MIra gestorum,

  FAmuli tuorum,

  SOLve polluti,

  LAbii reatum,

Sancte Iohennes”

Il breve raccoglimento davanti alla lapide commemorativa con incisi i versi dell’inno di Paolo Diacono che ricorda questo gigante della musica, costituisce, personalmente, il momento più intenso di questa visita.

Dal ciclo pittorico del refettorio. Il miracolo dell’abate Guido.

IL MIRACOLO DELLE NOZZE DI CANA 2.0 DELL’ABATE GUIDO

Uscendo dalla navata di destra della chiesa si accede alla sala capitolare con affreschi di artista anonimo di scuola scuola romagnola raffiguranti il Cristo morente con le figure dei santi Pietro, Benedetto, Paolo e Guido. L’attiguo refettorio conserva invece affreschi di scuola riminese con una pregevole “Ultima cena”  e la “Cena miracolosa” durante la quale il santo abate Guido, sotto gli occhi dell’arcivescovo di Ravenna, ripetendo il miracolo delle nozze di Cana, trasforma l’acqua in vino. Ancora pochi metri sulla sinistra e salendo una rampa di scale si accede ad un’ampia sala che  ospita un piccolo museo dove sono raccolti una serie di reperti raccolti durante gli scavi e i lavori di restauro. Un cenno a parte merita il PALAZZO DELLA RAGIONE edificio costruito attorno l’anno 1000 e più volte rimaneggiato e modificato e ricostruito ex novo, un secolo fa, dopo il crollo definitivo. Dalla denominazione si evince che l’edificio era adibito a tribunale, qui gli abati, che avevano anche la giurisdizione secolare del territorio, amministravano la giustizia. Attualmente l’ambiente al piano terra è adibito a biglietteria. L’obolo di 5 euro a persona, ma si paga solo con carta di credito o bancomat, è davvero modesto per visitare questo sito che, giustamente, insieme all’area umida circostante, è stato inserito nel patrimonio universale dell’umanità da parte dell’UNESCO.

 

Il Palazzo della Ragione. Già tribunale medievale e oggi bigletteria per l’accesso in abbazia.

 IL PUNTO IAT PER UNA VISITA COMPLETA

Come in tutti i siti di simile bellezza e complessità, la cosa migliore da fare è organizzare una visita guidata con personale accreditato del luogo. Nel Piazzale antistante l’Abbazia è presente una struttura IAT dove oltre a reperire tutte le informazioni sul territorio è possibile prenotare una visita guidata, della durata di oltre due ore, in orari prestabiliti, per un importo di 15 euro/persona. Oltre la conoscenza dei grandi eventi storici che hanno caratterizzato la millenaria esistenza dell’abbazia, la guida è decisamente esaustiva nella descrizione del complesso ciclo pittorico che accompagna il visitatore all’interno della chiesa.

GALLERIA FOTOGRAFICA

Particolare del Cristo Pantocratore sull’abside della chiesa.

 

La crocifissione dipinta nella sala del Capitolo.

 

Particolare  dell’ultima cena dipinta nel refettorio.

 

Il portico a tre archi della chiesa.

 

Il piccolo museo annesso all’abbazia.

 

Il ciclo pittorico sul portale della chiesa.

 

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