INTERVISTA – STORIE DI RADIO

RADIO E STAMPA HANNO UN LEGAME INDISSOLUBILE. PER DECENNI UN RICEVITORE RADIO PIU’ O MENO GRANDE IN CUCINA O NEL SALOTTO DI CASA, E’ STATO IL MEZZO PRINCIPALE PER VALICARE LE MURA DOMESTICHE E CONOSCERE IL MONDO. E LA RADIO ERA ANCHE DI “CARTA” PERCHE’ LE INTERAZIONI AVVENIVANO TRAMITE POSTA ORDINARIA E GLI ASCOLTATORI ORGANIZZATI IN CLUB PRODUCEVANO A LORO VOLTA BOLLETTINI E RIVISTE. QUESTA E’ UNA BREVE STORIA, CON ANNESSA INTERVISTA, DI UN PICCOLO MONDO ORMAI SCOMPARSO, UCCISO DALLA TECNOLOGIA DIGITALE E DAI COSTI INSOSTENIBILI DI STAMPA E SPEDIZIONE.
di Francesco Cecconi
L’INTERVISTA
L’idea di questo articolo che racconta per sommi capi alcuni episodi di Storia ed esperienze personali legati alla passione per la radio, scaturisce da questa chiacchierata con Antonello Napolitano, curatore di una trasmissione dedicata al mondo del radioascolto denominata “Bande rumorose” prodotta settimanalmente e ritrasmessa da un gruppo di radio libere sparse in varie parti d’Italia. La Radio come mezzo di comunicazione globale esiste da oltre un secolo, ma come funzionava l’interazione con e tra radioascoltatori prima di internet ? La risposta non è poi cosi scontata come sembra. Buon ascolto e buona lettura !
I QUATTRO MOSCHETTIERI E IL FEROCE SALADINO
Si dice che negli anni ’30 in Italia non si potesse protestare, eppure almeno una sollevazione popolare ci fu, anche se non per motivi politici e men che meno nei confronti del regime Nel 1934, infatti, una serie di vibranti proteste costrinse i dirigenti dell’EIAR a spostare una trasmissione radiofonica dal giovedì alla domenica perché durante la settimana molte persone che si trovavano al lavoro erano impossibilitate all’ascolto. A partire dal 18 ottobre 1934 “I 4 moschettieri” irrompe nelle case degli italiani e diventa una vera mania. L’idea dei due autori, Nizza e Morbelli, è semplice e allo stesso tempo geniale: prendere noti personaggi della storia e della letteratura, farne delle divertenti caricature e parodiarne le storie. Si fa anche della satira, molto blanda ovviamente, ma sufficiente a decretarne la chiusura d’ufficio quattro anni dopo. La trasmissione, e questo è l’aspetto che vogliamo sottolineare, è anche interattiva perché al suo interno, sponsorizzato dalla Perugina-Buitoni, è presente anche un gioco a premi che diventa anch’esso una vera e propria mania. Il gioco a premi attraverso la Radio è una novità assoluta per l’Italia la partecipazione è enorme, il volume di contati epistolari è impressionante e la caccia alle 100 figurine tematiche legate alla trasmissione è paragonabile per popolarità e dimensioni a quella più recente dei Pokèmon. Una di esse pare introvabile, quella del Feroce Saladino che nel corso del tempo entra addirittura nel lessico comune come sinonimo di introvabile. E’ un vero e proprio fenomeno di massa che coinvolge anche giornali, riviste ed editoria. In sintesi: “I 4 moschettieri” inaugura in Italia quella lunga stagione di felice connubio tra radio e carta stampata che si protrarrà fino a tempi relativamente recenti.

IL RADIORARIO
Negli anni 20 e 30 la radio è un mezzo di comunicazione del tutto nuovo. La diffusione degli apparecchi riceventi ad uso domestico è ancora limitata mentre la stampa è un mezzo già consolidato e di uso comune. E’ normale quindi, all’affacciarsi della nuova era, che le emittenti che via via iniziano ad affollare lo spettro delle onde elettromagnetiche si affidino a riviste e giornali per far conoscere al grande pubblico questo nuovo, intrigante mezzo di comunicazione. Ai quotidiani che giornalmente pubblicano l’elenco dei programmi trasmessi si affiancano riviste specializzate, pubblicate all’inizio dalle società di radiodiffusione interessate, che oltre al semplice elenco dei programmi danno un volto alle voci che si ascoltano dalla radio con fotografie, interviste e commenti. In Gran Bretagna, già dal 1923, la neonata BBC pubblica il “Radio Times” un settimanale che da semplice elenco di notizie si trasforma presto in una importante rivista di settore, successivamente ampliata anche a TV e cinema. Nel 1925 l’URI, Unione Radiofonica Italiana, inizia le pubblicazioni del “Radiocorriere” che per qualche anno diventa “Radiorario” per poi ritornare ad assumere la denominazione iniziale fino alle cessazione delle pubblicazioni avvenuta nel 1995. Negli anni 20 e 30 questa rivista si caratterizza anche nel dare molto spazio non solo alla programmazione URI-EIAR ma anche a quella delle principali emittenti europee che operano sulle onde medie e che possono essere ascoltate anche in Italia. La rivista riporta infatti le frequenze di trasmissione e una sintesi dei palinsesti dei programmi diffusi via radio in Europa, mentre un’apposita sezione è dedicata ai cultori della radiotecnica con la pubblicazione di informazioni specifiche su apparati, componenti e circuiti. Analoghe iniziative editoriali sono presenti un po’ dappertutto. E’ chiaro che l’osmosi tra radio e carta stampata è un fenomeno destinato a durare nel tempo.

RADIO E PROPAGANDA POLITICA
Il nuovo media è utile per dare notizie, per fare intrattenimento e per sviluppare programmi culturali di massa. Tutti gli enti radiofonici europei hanno palinsesti che coprono queste aree di interesse. In Europa, dove lo Stato centralizzato è il modello politico prevalente, si sviluppa un modello gestionale pubblico della radiodiffusione. I governi, molti dei quali autoritari, si tengono ben stretta una risorsa dalle indubbie potenzialità propagandistiche e alle reti “domestiche” e quelle destinate alle colonie d’oltremare, negli anni 30 diversi Paesi europei ancora occupano vaste aree di territori al di fuori dei propri confini, si affiancano le trasmissioni in lingua straniera per l’estero con lo scopo di influenzare favorevolmente l’opinione pubblica del Paese di destinazione nei confronti del proprio sistema di governo e delle conseguenti scelte di politica internazionale adottate. Anche in questo caso non manca ne lo stretto rapporto epistolare con gli ascoltatori ne le pubblicazioni specifiche ad essi destinate. La radio è un mezzo versatile e potente che non conosce confini. Lo sviluppo della tecnologia delle onde corte permette di ascoltare e ricevere agevolmente anche a distanza fino a qualche anno prima inimmaginabili. Le interazioni sono davvero tante. Che sia genuina curiosità, passione per la radiotecnica o interesse ideologico, l’interscambio fra radio e ascoltatori è davvero notevole e visto che le stazioni sono interessate sia alla qualità del segnale ricevuto che al gradimento dei contenuti tutte le redazioni propongono rubriche fisse di posta degli ascoltatori che dopo aver ascoltato in radio la lettura della propria missiva si vede recapitare a domicilio anche una risposta scritta corredata di cartoline opuscoli o riviste. Questo modus operandi ha talmente successo che verrà replicato anche nel secondo dopoguerra. La guerra fredda viene combattuta anche a colpi di propaganda radio e migliaia di pubblicazioni che decantano la bontà del proprio sistema politico.

BOLLETTINI, FANZINE E RIVISTE
In questo variegato mondo cosmopolita, grazie allo scambio epistolare, nascono amicizie, inimicizie, a volte anche amori, ma soprattutto prendono piede e si sviluppano gruppi di interesse, che poi diventano club o associazioni, formati da persone che hanno in comune la passione per l’ascolto della radio a lunga distanza. Questa forma di associazionismo “virtuale” viene promossa dalle singole stazioni radio per fidelizzare gli ascoltatori ai quali vengono inviati certificati di appartenenza, piccoli souvenir e l’immancabile materiale pubblicistico. Vengono banditi concorsi che spesso premiano il vincitore con un periodo di permanenza nel Paese dove a sede l’emittente. Nessuno ha problemi a fornire e far pubblicare il proprio indirizzo nelle trasmissioni e nei bollettini informativi della radio e cosi capita spesso di ricevere per posta richieste di amicizia, soldi e in qualche caso, di matrimonio. Personalmente mi è capitato di leggere di tutto ma è stato nel 2002, con l’era epistolare cartacea ormai in via di estinzione, che ho ricevuto una lettera non contenente nessun tipo di richiesta che mi ha commosso. Il mittente, figlio di un radioascoltatore residente nell’allora Germania Est con il quale ero in contatto epistolare alla fine degli anni 70, avendo ritrovato una mia lettera tra i documenti del padre, mi dava comunicazione della sua recente morte.

Ascoltando le rubriche di posta e leggendo i bollettini capita di scoprire che qualcuno che non conosci ma che abita poco lontano da te, nutre il tuo stesso interesse. Lo incontri, parli, coinvolgi qualche altro amico e in breve tempo ti ritrovi in un gruppo di persone all’interno del quale parlare di persona del comune interesse. A questo punto la creazione di una pubblicazione che metta nero su bianco le esperienze condivise è inevitabile. Si tratta in genere di prodotti amatoriali denominati “fanzine” (contrazione di fan+magazine) stampati col ciclostile o fotocopiati, che vengono spediti periodicamente per posta. Gran parte hanno vita breve, altri, grazie soprattutto alla pervicacia di uno o più elementi del gruppo riescono a sopravvivere anche per decenni. Accanto alle fanzine non mancano le pubblicazioni di tipo tradizionale ancor più soggette agli strali del tempo e dei costi difficilmente sostenibili. Nel corso degli anni queste pubblicazioni in forma cartacea sono sparite, qualche testata viene ancora pubblicata solo in formato PDF ma gran parte dello scambio di informazioni avviene in tempo reale attraverso i gruppi social e la posta elettronica. Le stesse stazioni radio, molte delle quali hanno abbandonato sia le onde medie che le onde corte, hanno cessato da tempo l’invio di materiale cartaceo preferendo interagire attraverso l’onnipresente internet.


